martedì 12 gennaio 2021

 E PER TOMBA IL MARE.



Chi era Camillo Grazioli? Anzi chi era il Dante Grazioli del quale troviamo evidenza sulla lapide dei caduti?
Bene, ripartiamo dalla famiglia (e qui devo dire grazie all’Ufficio Anagrafe/Stato Civile del Comune di Rodigo – MN -, nella persona del Dott. Gattazzo, che proprio oggi ha dipanato la matassa facendomi mettere ordine e fornendomi dati certi sulle anagrafiche della famiglia Grazioli).
Ho ricevuto conferma della bontà delle mie prime ricerche, completandola oggi: La primogenita è la figlia Grazioli Pierina (nata a Castellucchio) che nasce nel 1908, segue Fiore nato a Castellucchio e non a Villanova (come erroneamente ho scritto) nel 1913, Ottavio nato a Lonato nel 1919 e infine Camillo nato a Rodigo nel 1923, il padre era Gioacchino Grazioli e la madre Viani Virginia.
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E qui risolviamo il primo Mistero: il nome DANTE sulla lapide.



Dopo ricerche nei siti del Ministero della Difesa, dei Caduti della seconda guerra, dei documenti testè arrivati dal Comune di Rodigo e di quelli in possesso degli eredi abbiamo appurato come Camillo e Dante fossero la stessa persona!
Questo con grande sorpresa di tutti!
Potete immaginare il Dante che faccia abbia fatto…. e lo stesso dicasi per l’Alfa e il Gaetano, (dalle mani di Alfa ho ricevuto un documento ritrovato nei cassetti e che chiaramente identifica Camillo come figlio della signora Viani Virginia madre di Ottavio e Fiore): Dante ovvero Camillo, all’anagrafe nasce il 28 gennaio 1923 in quel di Rodigo, provincia di Mantova e sin da piccolo viene chiamato Dante in famiglia (non sappiamo perché, di sicuro una consolidata tradizione attuata da molte famiglie era quella di registrare i figli con un nome e chiamarli poi per la vita con un altro, generando così molteplici equivoci nei famigliari e negli eredi), tanto da far si da dimenticarsi tutti del vero nome, Camillo (valeva per i fratelli e per la madre Virginia), e suo fratello Ottavio forte della convinzione nel fatto che quello fosse il nome di battesimo, diede il nome al figlio Dante in memoria e i fratelli insieme lo fecero incidere sulla lapide dei caduti di Peveranza quando venne inaugurata nel 1973.
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il secondo Mistero, delicato come non mai, è quello della sua scomparsa, ovvero la non conoscenza del luogo di sepoltura, perché disperso in mare: nei ricordi dei nipoti vi era fisso il fatto che partì da Taranto e affondò al largo della Sicilia null’altro, frutto questo di memorie dei racconti dei fratelli Fiore e Ottavio. Capite che una così vaga informazione, metteva tutto in discussione, senza dati certi si corre sempre il rischio di creare un equivoco che avrebbe avuto ripercussioni emotive e emozionali importanti.
E comunque su Camillo/Dante c’era da fare una premessa che spiegherebbe come il carattere di una persona forgia il suo futuro.
Sempre secondo i ricordi di suo nipote Dante, il giovanotto era come potremmo dire, molto d’Annunziano, uno spirito libero, non aduso a regole e obblighi, insofferente verso la stanzialità e c’era da capirlo (state voi a servizio degli altri quasi come schiavo), e soprattutto, votato all’avventura, al viaggio.
Aveva in seno una forte contraddizione determinata dalla voglia di viaggiare, di andare oltre i confini, oltre il limite e nello stesso tempo del senso di patria, di orgoglio nazionalista e così nella tarda estate del 1942 coniugò le due cose, andando contro ogni lamentela della madre che già aveva due figli in armi, contro ogni logica essendo egli dispensato dal servizio militare, e nel pieno della giovinezza, all’età di 19 anni (pur avendo ricevuto il libretto di lavoro nel gennaio del 1942) si arruolò come volontario in Marina, sottolineo nella Regia Marina, e (Camillo/Dante non sapeva nemmeno nuotare!) si avviò così verso il suo destino.
Dal racconto dei famigliari come detto (Dante ricorda di come suo padre raccontasse questa vicenda), dopo pochi giorni dall’arruolamento, lo imbarcarono e partì per il suo primo viaggio e qui divergono le strade, quella della memoria porta alle navi nel Mediterraneo oltre Sicilia, quella della cronaca dei registri e dei documenti porta al Tirreno, e in quel fatale giorno del 1942 (la data di morte sulla lapide – 1945 - è a questo punto sbagliata frutto anch’essa di ricordi cronicizzati), la sua vita e quella di altre 250 persone, finirono consegnate al mare.
Partiamo da qui dalla nave, dal luogo d’imbarco e dai motivi bellici per determinare il quadro dei fatti e degli avvenimenti che ci riguardano:
La "Tabarca" era una vecchia nave cannoniera inglese, varata nel 1917, della serie delle "barchette di carta", perché avevano la prua uguale alla poppa nella speranza (vana) di confondere i sommergibili.
La nave, declassata a battello civile e poi requisita dalla Regia Marina, veniva impiegata per collegare la Corsica occupata dagli italiani con il continente. Una guerra oscura, quella delle navi mercantili italiane, vecchie carrette che sfidavano gli agguati dei bombardieri e sottomarini inglesi e l'insidia delle mine per cercare di rifornire i nostri contingenti.

Nel novembre 1942, in seguito agli sbarchi angloamericani nel Nord-Africa francese (Algeria e Marocco) ed al passaggio delle truppe francesi di quei territori, fedeli al governo collaborazionista di Vichy, alla causa Alleata, l'Italia e la Germania decisero di porre fine all'autonomia della Francia di Vichy, occupandone militarmente i territori. Ciò comprese anche l'occupazione, da parte italiana, della Corsica, che avvenne senza colpo ferire, non opponendo le poche truppe francesi ivi presenti alcuna resistenza Una volta assunto il controllo dell'isola, la Marina italiana istituì due Comandi Marina a Bastia e Bonifacio e per questo inizio ad inviare uomini e mezzi lungo la rotta Livorno Bastia.
La Tabarca salpò da Livorno il 30 novembre 1942, insieme ad un piccolo convoglio di altre 6 unità, trasportando oltre duecento tra sottufficiali e marinai che dovevano andare a formare il personale di questi nuovi Comandi: tra questi anche Camillo Grazioli, destinato a Marina Bonifacio.
Complessivamente i quattro trasporti avevano a bordo, probabilmente poco meno di 1500 uomini.
In tutto, contando anche l'equipaggio, a bordo c'erano 237 o 241 uomini di cui 28 d’equipaggio (le fonti divergono sul numero preciso), una parte destinata a Marina di Bastia e una parte destinata a Marina di Bonifacio, nella quasi totalità si trattava di personale della “Regia Marina” assegnata ai nuovi Comandi Marina appena istituiti nella Corsica occupata.
Molti dei marinai provenivano da Venezia, dove erano rimasti per qualche tempo in attesa di nuova destinazione.
Camillo Grazioli compare negli elenchi della Tabarca.
Era marinaio cannoniere.
Purtroppo, mi segnala Lorenzo Colombo(1), negli elenchi vi è indicazione sommaria del "reparto" di provenienza (dicitura alla quale viene indicata la nave su cui era imbarcato od il Comando di terra cui era assegnato) è "non specificato (codice 012)", dicitura che indica l'imbarco generico, possiamo quindi solo dire che nell’elenco caduti non è nominato come membro dell’equipaggio ma come destinato a Marina Bonifacio.
Lasciato Livorno verso le 21.00 del 30, il convoglio puntò a sud, seguendo la rotta di sicurezza (sic!) verso le secche di Vada, prima di affrontare il mare aperto.
Alle 23,54 del 30 novembre 1942 (Supermarina parla delle 00.45 del 1 dicembre), mentre il convoglio doppiava il faro, la Tabarca virò improvvisamente a dritta e subito dopo fu scossa da un’improvvisa esplosione a prua, sul lato sinistro.
Da Bordo della Carini (nave torpediniera di scorta) venne sentito lo scoppio e vista un’alta colonna di fumo levarsi a proravia della Tabarca, dal cui fumaiolo fuoriuscirono vistose scintille, poi la piccola motonave fu inghiottita dal Mare.
Saltò improvvisamente in aria, probabilmente dopo aver urtato una mina, affondando subito e portando con sé quasi tutte le persone che erano a bordo, molte delle quali furono colte alla sprovvista nel sonno (data la tarda ora) trovandosi, questi poveretti, ammassati sottocoperta per dormire non avendo così scampo.
Si salvarono solo alcuni di coloro che erano sul ponte.
La paura dei comandanti delle altre navi di incocciare in altre mine fece si che le ricerche dei naufraghi si ridussero a poco più di un ora, passata la quale, non avendo trovato traccia di superstiti, ripartirono per il porto di Bastia.
La conseguenza fu che nessuno si fermò a cercare e raccogliere i naufraghi che c’erano, eccome se c’erano: alcune decine di uomini rimasero così per tutta la notte nell’acqua gelida di inizio dicembre.
Gli uomini in mare si cercarono al buio, gridando il nome dei compagni, ma l’ipotermia uccise a poco a poco la maggior parte di coloro che erano sopravvissuti all’affondamento.
I primi soccorsi giunsero all’alba, il MAS 556, il caccia-sommergibili ausiliario AS 109 Sant’Alfonso ed il rimorchiatore Italia Nuova raggiunsero il luogo dell'affondamento, ma ormai era troppo tardi: un orrido spettacolo si poneva avanti ai loro occhi, decine di cadaveri galleggiavano insieme a molti zaini neri della marina.
Ci furono solo OTTO SUPERSTITI, Otto uomini in quella distesa di morte. Furono recuperate solo 52 salme (24 secondo altre fonti).
Le altre 233 da allora riposano sul fondo del mare.
Tra i tanti dispersi anche Camillo Grazioli che su questa nave ebbe il suo esordio da soldato e su questa nave trovò la sua morte (certificata e registrata dal Comune di Rodigo in data 30 novembre 1942 con la dicitura ”scomparso in navigazione nel mar Tirreno sul piroscafo Tabarca”).


Abbiamo narrato così di come Camillo divenne Dante e Dante oggi ritorna ad essere Camillo, per la memoria di tutti, per la memoria dei nipoti e per onorarne il ricordo, oggi sappiamo dove riposa.
Segnalo che con Dante Grazioli esperto subacqueo andremo in loco per onorare lo Zio, appena sarà possibile ovvio.
(1) Un enorme GRAZIE va a Lorenzo Colombo autore del BLOG “con la pelle appesa ad un chiodo” dove narra le vicende di uomini e navi che hanno solcato i mari e in esso sono morti, il quale mi ha fornito storia e dati per risalire ai fatti sopra narrati. La storia di questa nave è raccontata con più dettagli in questa pagina:
si può visitare la nave attraverso il sito
Per chi è esperto si può fare un immersione grazie ai dati qui raccolti.
la foto è tratta dal sito divelogos.

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