lunedì 30 settembre 2019

LA GRANDE GUERRA
IL SOLDATO GIOVANNI SAPORITI
                              




Verso la fine del 2016 una serie di fortunate coincidenze fece si che venni contattato dal signor Luciano Besozzi, storico che si occupa con grande amore e dedizione alla raccolta di informazioni sui caduti della grande guerra, creatore dell' interessantissimo e coinvolgente sito  VARESE E LA GRANDE GUERRA, su http://www.varesegrandeguerra.it/ il quale mi chiese di approfondire e ricercare notizie sul nostro concittadino Giovanni Saporiti morto durante la prima guerra mondiale, anzi morto per la precisione sulla strada della libertà nel 1919.
Questo perchè il giornalista Olandese John Stienen https://www.secanje.nl/en/2017/01/25/25-01-2017-tracing-non-serbians-who-were-repatriated-via-netherlands-giovanni-saporiti/  stava pubblicando la storia dei prigionieri di guerra Italiani sepolti nei cimiteri olandesi ed andava ricercando appunto notizie del Sergente Maggiore Giovanni Saporiti.
Ecco in breve quanto da Lui scritto in onore e in memoria di un uomo che attraversò la storia e i confini dell'Italia per morire in terra straniera. 
A Lui i nostri Onori e a tutti i caduti Peveranzesi la nostra Stima e Ammirazione.
Le sue ceneri sono, grazie alla pervicacia del nipote dott. Saporiti Franco che si apprestò e animò a lungo per portarle nella sua Patria, presso il nostro cimitero di Peveranza, nella tomba di famiglia lungo il vecchio viale d'accesso. Riposi in Pace.



Giovanni Saporiti dall'Italia

Panico! I soldati italiani fuggono dai sentieri di montagna, tuffandosi nella strada del canyon. In questo paesaggio invalicabile, abbastanza diverso dalle infinite pianure con trincee intorno a Ypres, nel nord della Francia, già più di 300.000 soldati hanno perso la vita. Mentre c'è a malapena un metro di guadagni raggiunti. 
E ora, dopo due anni di combattimenti, durante la Dodicesima Battaglia dell'Isonzo, il pittoresco fiume delle Alpi, improvvisamente c'è un enorme passo avanti. Le truppe asburgiche hanno successo ora che hanno ricevuto il sostegno dei tedeschi. Il miracolo di Karfreit lo chiamano. Per gli italiani, è l'umiliazione di Caporetto. 
Ernest Hemingway ha scritto un famoso libro autobiografico al riguardo. 
Giovanni Saporiti è tra i 265.000 prigionieri di guerra italiani. È un ragazzo di Peveranza, un villaggio di 400 anime, 40 chilometri a nord-ovest di Milano. Padre Baldassare, un contadino proprietario terriero, è già morto di vecchiaia, quando suo figlio, un sergente maggiore della 357a compagnia di mitragliatrici, cade in mano tedesca. Nel novembre 1918 fu firmato l'armistizio. Dopo un anno di prigionia Saporiti può finalmente tornare a casa. Vivo e vegeto. 

Rifugio d'emergenza

Anche lui arriva a Enschede in treno. 
Viene organizzato un rifugio di emergenza, perché la rete ferroviaria olandese non può processare più di 200.000 prigionieri di guerra (inclusi 16.000 italiani) in soli tre mesi. Nei campi infuriava l'influenza spagnola. 
Anche Saporiti è tra le vittime. 
Morì non sposato e senza figli nel campo di quarantena di Usselo.

"Oggi [sic!] Sono morti tre prigionieri di guerra, due dei quali nel campo di quarantena del 27enne italiano Giovanni Saporiti e del 26enne serbo Milenko Marković e nell'ospedale RC il 25enne francese di nome Albert Doux."
- Twentsch dagblad Tubantia e Courch Enschedesche. 27 gennaio 1919, p. 2


“Questa mattina ha visto, in tutta semplicità sotto scorta militare, il funerale di due prigionieri di guerra deceduti, vale a dire il 26enne Milenko Marković e il 27enne italiano Giovanni Saporiti.
Il primo menzionato fu sepolto nel Nuovo cimitero generale della baracca Gronausche. Una squadra di fuoco e una sezione dell'esercito olandese comandata dal 2 ° tenente mais. v Meulen, ha incontrato la processione vicino al Lindenhof. Continuarono lentamente verso la tomba; sia quando si entra nel cimitero che sopra la tomba, che era coperta da una corona per conto del Rcpt. Comm. per i prigionieri di guerra stranieri, è stato lanciato un saluto.
Dopo che una Messa di H. Requiem è stata celebrata nella chiesa di San Giacomo per la pace dell'anima del prigioniero di guerra italiano, i funerali hanno avuto luogo nel cimitero di RC presso lo Stretto di Gronausche. Una squadra di fuoco e una sezione dell'esercito olandese comandata dal cadetto ufficiale JS Rosier accompagnarono la triste processione. Dopo che si erano svolte le solite cerimonie e venivano recitate le preghiere, la squadra di fuoco fece un saluto di tre volate sopra la bara, che era coperta da una corona per conto del Rcpt. Comm. per i prigionieri di guerra stranieri. ”
- Twentsch dagblad Tubantia e Courch Enschedesche. 29 gennaio 1919, pag. 2

Esumazione e concentrazione di tombe italiane della Prima Guerra Mondiale nei Paesi Bassi

Nel settembre del 1962, le autorità italiane decisero di concentrare tutti i loro morti di guerra nei Paesi Bassi: undici vittime della Prima e 29 della Seconda Guerra Mondiale riunite a Rusthof a Leusden vicino a Utrecht.
I resti mortali di Saporiti furono riesumati a Enschede e cremati a Leusden. L'urna con i suoi resti fu sepolta in una tomba individuale nel campo d'onore degli Alleati. Il suo nome appare sulla croce bianca lì, su un monumento ai caduti italiano a Rotterdam e sulla tomba di famiglia in Italia.

Italia

Il suo restante fratello e due sorelle si sposarono e si trasferirono da Peveranza. Due nipoti sono ancora vivi e vivono nel nord Italia.

Certificato di morte olandese

Nome: Giovani Saporiti
Età: 37
Data di nascita: 5 maggio 1891
Luogo di nascita:
distretto di Peveranza (attuale): Varese
Data e luogo di morte: Usselo (Lonneker) 25 gennaio 1919

Unità militare

Rango: sergente maggiore
Unità militare: 357a compagnia di mitragliatrici

Certificato di morte ufficiale olandese

Numero di certificato olandese: 40
Nome: Joami Saporiti
Età: 27
Città: Coyirati Olona in Italia
Decesso: 25 gennaio 1919
Luogo di morte: Usselo
Informazioni sulla famiglia: -
Questo testo è ispirato all'articolo Boerenzoon Saporiti che sovrafferma il veldslag, maar niet de griep di Remco Reiding, pubblicato il 10 gennaio 2017 in AD / Amersfoortse Courant.



sabato 28 settembre 2019

Capitolo LXXXV

LA GRANDE GUERRA



Cade l’anniversario dei 100 anni dalla fine della guerra in Italia, oggi la notizia passa sottotono e nessuno si ricorda di quelle migliaia di giovani che perirono in questo immane conflitto! un fatto decisamente vergognoso perché senza memoria e senza il rispetto per questo gigantesco martirio non potremo mai avere il senso del Dovere oggi tanto dimenticato da generazioni che nemmeno vengono sfiorate dal pensiero di riconoscenza per queste morti intempestive.
Nessuno allora poteva presumere che sarebbe diventato quel  tragico e doloroso massacro che attraversò l’intera Nazione, la politica italiana (bugiardi per natura) parlava di grandi motivazioni nazionalistiche e di guerra veloce e breve, nascondendo ciò che già avveniva sui fronti franco-prussiani e soprattutto su quello russo-tedesco dove già 400.000 erano i caduti di entrambi gli eserciti. 
Ogni regione, ogni città, ogni paese, ogni frazione ebbe i suoi morti da piangere. 
Il presagio che dovesse trattarsi di una Guerra Nuova lunga e sterminatrice fu nascosto dai Governanti Italiani e gli Alti gradi del nostro Esercito non vollero vedere oltre il loro naso che era notoriamente sempre al caldo nelle retrovie e lontano dalle trincee.
La peggiore classe militare di tutti tempi andò alla guerra senza nessuna preoccupazione per le truppe e per i giovani che venivano ogni giorno sacrificati sui fronti carsici e trentini. Una carneficina che spopolava interi paesi e rendeva per la prima volta Nazionale un sentimento dolente: il Lutto.
Meraviglia ancora oggi che ci siano vie dedicata a quel gran incompetente piemontese che fu il Generale Cadorna, vero imbelle che trasformò uomini e donne in carne da cannone con una semplice  e disarmante filosofia utilitaristica: bastava avere più soldati degli altri per vincere la guerra. Peccato che le nuove armi mietevano più vittime di quanti figli potesse dare l’Italia.
Veniamo al perché di questa drammatica dissertazione: Don Samuele Orio parroco di Peveranza di quegli anni non ci lascia nessun accenno delle vicende e di come si visse in Peveranza questa temuta e funesta guerra, resta però nella Cappella dedicata a Maria, un quadro che contiene la supplica, la preghiera delle famiglie dei militi partiti per il fronte.
Nel 1916 ormai acclarata la vera entità della tragedia, questi si resero conto di quale fosse il dramma che si andava a vivere in quegli anni e tramutarono in preghiera e supplica la loro paura. “O Maria Salvate i nostri soldati” la preghiera è struggente, e sul retro del quadro la motivazione: 25 marzo 1916, Colla loro offerta hanno contribuito a questo voto i parenti dei sottotitolati ( I soldati che vengono elencati per nome e cognome) che si raccomandano in modo particolare alla protezione di Maria.





Seguono 55 nomi cioè almeno 55 giovani che partiranno o erano partiti per il fronte, si perché in tre casi si parla di fratelli e non si fa cenno al numero di questi, quindi 55 resta un dato incerto, inoltre non vengono citati quelli delle classi 98, 99 e 900, ho aggiunto di mio pugno alcuni nomi, che sono ricordati nel nostro Sacrario.
Macchi Severino fu Tommaso      
Macchi Giuseppe Fu Tommaso
Saporiti Antonio di Francesco                            
Saporiti Cesare di Carlo
Crosta Paolo fu Gaetano                                     
Martegani Giuseppe di Guido
Saporiti Antonio di Carlo                                              
Colombo Giovanni
Saporiti Luigi di Vincenzo                                 
Canavesi Ambrogio fu Giuseppe
Saporiti Celso di Giuseppe                                 
Farinelli Eusebio
Fratelli Gatti di Francesco                         
Mussi Agostino di Baldassarre
Botta Angelo di Luigi                                    
Botta Antonio di Luigi
Fratelli Crosta fu Pietro                                
Montalbetti Bartolomeo di Franco
Montalbetti Giuseppe di Franco                 
Macchi Natale di Rocco
Macchi Cesare di Rocco                                 
Montalbetti Alfonso fu Carlo
Montalbetti Giovanni fu Luigi                        
Montalbetti Ambrogio fu Luigi
Saporiti Giovanni di Baldassarre                      
Saporiti Enrico di Antonio
Montalbetti Angelo di Felice                            
Montalbetti Eugenio di Felice
Crosta Natale fu Gaetano                                           
Saporiti Angelo fu Giuseppe
Saporiti Luigi fu Giuseppe                                
Saporiti Guglielmo di Baldassarre
Saporiti Giuseppe di Ignazio                      
Saporiti Gerolamo di Ignazio
Macchi Angelo di Massimino                            
Macchi Francesco di Massimino
Gadda Mario di Edoardo                                           
Pozzi Giovanni fu Celeste
Saporiti Giacomo fu Damiano                         
Fornasa Giuseppe fu Domenico
Fornasa Triano fu Domenico                             
Montalbetti Ercole fu Carlo
Saporiti Giovanni di Vincenzo                       
Sgarella Giovanni
Fratelli Galli di Giacinto                                 
Fontana Giuseppe
Fratelli Saporiti fu Gerolamo                             
Mussi Carlo di Giuseppe
Macchi Luigi di Massimino                              
Crosta Carlo di Antonio
Saporiti Angelo fu Antonio                              
Crosta Antonio di Giuseppe
Botta Serafino di Luigi                                       
Montalbetti Giovanni fu Angelo
Saporiti Edoardo di Ignazio                              
Crosta Luigi
Lodrini Carlo

Esso è lì, muta testimonianza di un tragico periodo della nostra vita, si dirà servì per unire il Paese, si certo ma a quale prezzo?
Intere generazioni, figli, padri sepolti sotto due metri di terra per la vanagloria di pochi, incapaci, inetti politicanti e militari; con la complicità di molti, furono corresponsabili del vero primo sterminio di massa di giovani speranzosi che in nome di un opinabile unità nazionale furono sacrificati lungo 700 kilometri di fronte militare.

E tra questi figli ci furono i nostri concittadini che non sono tornati, voglio qui ricordarli:



Soldato Crosta Luigi di Filippo






Saporiti Giovanni Giuseppe di Baldassarre




Info grafiche estratte da  
https://www.albodorolombardia.it/









Capitolo LXXXIV

LA FORNACE TORRI ERCOLE & FIGLI





Storia antica quella delle fornaci, il nostro territorio per conformazione litologica, ha naturale propensione all’insediamento di Fornaci per la cottura dei laterizi, vuoi per la qualità dei suoli e l’abbondanza di argille, vuoi per la gran quantità di legna da ardere, anche in Peveranza vi sono antiche tracce di questi insediamenti produttivi; Del primo di cui si ha testimonianza vi abbiamo già detto, cioè della fornace di proprietà del Marchese Magenta, in località posta a nord dell’abitato e immersa nel verde dei boschi,  è in prossimità di strade allora non tracciate nella mappa. Nel Cessato Catasto del 1858 non abbiamo più traccia della fornace, resta una consortile detta dei Vallàsc, il frazionamento dei mappali è già tale da aver cancellato completamente le proprietà settecentesche.
Mentre della Fornace Torri, possiamo dire alcune cose. Questo importante insediamento produttivo di cui si ha traccia già nel primo censimento del Regno del 1901, interessava 20 e più occupati.
Posizionato alla fine di quello che oggi dicasi vicolo Paganini, si distribuiva da quel punto sino alla via Ceriani e fin oltre la ripa della cascina Roncaccio (oggi demolita) vi sono tracce ancora degli scavi di terre ricche di ferretto nei dintorni a testimonianza di tale attività.

Foto Aerea del 1932 - ACC -.


A seguito della scomparsa del titolare Ercole Torri presumibilmente nel 1919, l’azienda passò nelle mani del signor Luigi Milani che aveva come agente in loco il signor Belvisi Ernesto[1]. Il passaggio successivo fu la vendita al Gallazzi con Amministrazione in Busto Arsizio via Mentana, 36, che la condusse sino agli anni 30; ne abbiamo prova dalla bolla di accompagnamento qui esposta datata 19 maggio 1930.




L’intero complesso industriale venne venduto e frazionato, la famiglia dei signori Battistella in quegli anni (ARRIVATI NEL 1926) cercava una idonea collocazione al di fuori del Veneto, in quel tempo il giovane Giuseppe Battistella venne mandato in avanscoperta e trovò idoneo far trasferire in questa terra la sua famiglia, arrivarono e acquistarono dapprima la casa d’angolo (via Paganini-via Cattaneo) che fu da allora definita proprietà Battistella, poi a seguito dei suddetti eventi, acquistarono parte delle terre ove era insediata la fornace, divenendo così i materiali esecutori della sua demolizione e rimozione. 

Con il sudore della fronte e tanto tantissimo lavoro oggi sono una delle più rinomate e storiche famiglie di Peveranza, baluardo della tradizione, avendo sposato in pieno il sentimento d’amore e di memoria che questo paese aveva nel proprio seno.




[1] ACCa FLP, Cartella 72, Categoria X, Classe 8. Nella corrsipondenza con il Comune si cita questo fatto: la signora Torri  parla di Luigi Milani come suo successore, e questi delega quale Agente della Fornace il signor Belvisi Ernesto ai rapporti con il comune.


venerdì 27 settembre 2019


Capitolo LXXXIII

1912, L’ACQUA PUBBLICA
Come sempre ultimi






E’ questo l’anno dove il Comune di Cairate[1] delibera di dare inizio ai lavori di realizzazione del Pozzo d’acqua potabile per la frazione di Peveranza su terreno indicato dal progettista Ing. Cagnola, incaricato un anno prima, che individuò 3 soluzioni e indicò il luogo: il terreno annesso alla scuola del Comune. 
Come sempre e da sempre ci vollero le vibrate proteste dei cittadini di Peveranza per convincere la Spett.le Giunta Comunale a darsi da fare, infatti il 19 ottobre 1910[2], dopo anni di insistenti richieste, il Parroco don Samuele Orio, mise nero su bianco le accorate e giuste lamentele dei cittadini Peveranzesi che firmarono in massa; così esordì la missiva: I sottoscritti abitanti di Peveranza, si rivolgono a Codesta Amministrazione Comunale per richiamarla alla considerazione della assoluta necessità, in cui si trova il paese di essere provveduto di acqua potabile. Ciò che si è fatto per cairate e bolladello, ove minore era il bisogno, avendosi pozzi comunali con relative pompe, con tanta maggiore ragione si deve fare a Peveranza, dove gli abitanti sono costretti a serversi di acqua che non corrisponde per nulla alle più elementari norme di igiene e polizia. Proseguendo poi con un chiaro avviso: Nel caso poi che codesta Amministrazione continuasse come in passato (sic!!!) a rimandare il provvedimento richiesto, i sottoscritti si fanno dovere prevenire che verranno costretti rivolgere reclamo all’Autorità Superiore. Segue la firma del Parroco e di 58 capifamiglia.
In precedenza ovvero nel 1909[3], vi era stato un carteggio tra la ditta Torri e il comune per utilizzare il pozzo sulla proprietà Torri, ovvero alla Fornace, e far si che si attivassero fontane con resa di circa 20 mc al giorno di acqua potabile con recapito in piazza della chiesa; i costi proposti furono riteniti sproporzionati all’opera e questo portò la Giunta Comunale alla costruzione del pozzo. Resta comunque il fatto che il Pozzo della fornace fu utilizzato dal Comune come pozzo di riserva per la popolazione sino a tutto il 1920[4].
E si perché sino ad allora ogni cortile aveva il proprio pozzo personale,e le famiglie captavano l’acqua in quantità minime e con un controllo igienico che lasciava a desiderare, subendo vista la poca profondità dei pozzi, tutte le siccità che la natura inviava come ben descrive la relazione del 1918 contenuta nella delibera n. 752[5] per spese straordinarie per provvedere d’acqua potabile la frazione di Peveranza, del Gestore sign. Giuseppe Macchi allor’quando ripristinò l’uso del pozzo della fornace, provvedendo allo spurgo e riparazione per sopperire appunto alla frequenti siccità dovute alle mancanze di precipitazioni.  
Il 13 dicembre 1913, l’Ufficio Igiene del Comune di Milano con la sua stazione mobile fece analisi delle acque dell’erigendo pozzo della profondità di 37 metri e stabili che l’acqua esaminata era Salubre[6].
Il Pozzo di nuova realizzazione arrivò alla profondità di falda di 41 mtl impensabile per un pozzo privato.

Disegno allegato alla cartella della Delibera - ACC -.


L’impresa che realizzò il pozzo fu la Bonfanti Castiglioni di Busto Arsizio; Sindaco di allora era il signor Corti Rinaldo. Il collaudo definitivo avvenne il 30 ottobre 1916. 
Come si suol dire .. fatto il pozzo bisogna fare.. la rete idrica...Da quel momento iniziò comunque una sequela di opere di riattamento, sistemazione e modifiche che si protrassero sino al 1923… Anno in cui il Comune contrasse un Mutuo[7] di 28.000 lire per realizzare l’acquedotto della frazione di Peveranza però non sappiamo a consuntivo dove è stato speso.
Sappiamo dalla documentazione in nostro possesso che nel 1938 con delibera n. 82 del 20 giugno, FINALMENTE L’amministrazione[8] si accorge che:
La frazione di questo comune Peveranza, non è dotata di acquedotto e che da lungo tempo fa pressione a questa amministrazione per ottenerlo;
Rilevato che TUTTA la rimanente popolazione del Comune, compresa la frazione di Bolladello, è dotata di impianto di acqua potabile, e che si è ravveduto anche la necessità di provvedere all’impianto anche per la frazione di Peveranza ( e sti rompi…  di peveranzesi, mai contenti …)
Rilevato che già esiste da parecchi anni il pozzo relativo ed il serbatoio e che l’acqua destinata al consumo è già stata sottoposta con esito favorevole all’analisi da parte del laboratorio provinciale d’Igiene e profilassi;
Si è proceduto a suddividere il lavoro in 3 ANNI ops, cancellato anni e sovrascritto LOTTI..
in quell’anno 1938 si avviò il prolungamento della rete di distribuzione dall’incrocio di Via Saporiti con via Cattaneo sino alla Tessitura.
Nel 1941, 1 ottobre, il II° lotto venne assegnato alle ditte Saporiti Antonio e F.lli Saporiti di Cairate[9] e si proseguì nel lento lavorio di adeguamento e di aggiornamento della rete pubblica.

Poi dopo il lungo silenzio della guerra, nell’adunanza straordinaria del 2 febbraio 1947, Il Sindaco comunica che: giungendo alla frazione di Peveranza la tubazione d’acqua solo al principio del paese, molte case ne restano sprovviste e fra queste si è avuto casi di TIFO(!!!) e provvedendosi esse dalla fontana pubblica, per il gelo di questa non hanno alcun mezzo di approvvigionamento, si deliberarono altri lavori di posa di condotte. 


Il tutto sino all’alba del 1992… momento in cui si attivò il pozzo di valle e finì l’epoca delle grandi siccità in peveranza… cairate patria nostra…



[1] ACCa. F  L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8.
[2] ACCa. F  L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8.
[3] ACCa. F L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8. Delibera di Consiglio del 12 settembre 1909 n. 189 Proposta d’impianto del servizio dell’acqua potabile nella frazione di Peveranza. Sindaco Corti Rinaldo. Poi delibera del 29 maggio 1910, n 257 Ancora sull’impianto dell’acqua potabile nella frazione di Peveranza.
[4] ACCa. F L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8. 1918/1920, corrispondenza tra il Sindaco e la signora Carla Viganò vedova Torri, residente a Corsico (Mi).
[5] ACCa F  L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8. Verbale del Consiglio Comunale di Cairate, seduta straordinaria, Provincia di Milano, Circondario di Gallarate, Mandamento di Busto Arsizio, Seduta dell’11 agosto 1918.
[6] ACCa F  L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8.
[7] ACCa F  L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8.
[8] ACCa F  L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8.
[9] ACCa F  L P, Cartella 72, Categoria X, Classe 8.