giovedì 26 settembre 2019


Capitolo LXII

1854
Il Catasto Lombardo Veneto
Il Territorio di Peveranza





Venne realizzato a partire dal 1854 con l'obiettivo di aggiornare e di avere chiare le idee su cosa tassare, costituendo così le basi per uno strumento tributario uniforme e comune a tutto il Regno Lombardo-Veneto. Il ricensimento venne proseguito senza sostanziale interruzione anche dopo l’unificazione del Regno d’Italia. Si sostituiscono le tavole del 1722, organizzandole in fogli componibili, colorati ad acquerello gli edifici, i corsi d'acqua e il reticolo stradale; mentre i terreni coltivati vengono semplicemente contrassegnati dal numero di particella.
I nomi di strade e piazze prendono forma e sostanza. Si apre la stagione degli odonimi, la nuova scienza toponomastica prende forma. A sì, cos’è un odonimo: è il termine indicante il nome proprio assegnato a una via, a una piazza, a ogni «area di circolazione», cioè «ogni spazio (piazza, piazzale, via, viale, vicolo, largo o simili) del suolo pubblico o aperto al pubblico destinato alla viabilità[1].

I documenti individuano:

La contrada ovvero strada di luogo abitato ma anche il rione, il quartiere; Peveranza viene divisa in 3 Contrade:
·         Contrada del Castello (C. Saporiti – Castelfidardo).
·         Contrada di Santa Maria Assunta (C. Cattaneo).
·         Contrada della Piazza (A. Bertani).

Le vie principali esterne:
       Strada comunale che da Peveranza mette a Rovate;
       Strada comunale per Rovate – via Vico-Seprio-;
       Strada comunale che da Peveranza mette a Vico-Seprio;
       Strada comunale che da Bolladello mette a Peveranza;
       Strada comunale per Cairate;

La strada vicinale/consortile è una strada fuori dal centro abitato e costruita su un suolo privato. In Italia la strada vicinale è una via di comunicazione, di fatto, costruita per accedere ad una serie di fondi o generalmente per collegarsi ad una pubblica via[2].

Le strade vicinali sono costituite ex collatione privatorum agrorum e cioè mediante conferimento delle aree da parte dei proprietari dei fondi latistanti e dei fondi in consecuzione. Assumono carattere pubblico, allorché adducono a luoghi pubblici di interesse generale e vengono utilizzate abitualmente dalla generalità dei cittadini.


Le vie Consortili:
       Strada consortile detta della Brughera;
       Strada consortile detta del Bosco;
       Strada consortile detta dei Vallass;
       Strada consortile detta del Tempestin;
       Strada consortile detta della Mornera;
       Strada consortile detta delle Giere (della ghiaia);
       Strada consortile detta del Basson;
       Strada consortile detta del Praventino;
       Strada consortile detta dei Vignasc (delle vigne);
       Strada consortile detta del Prà Moscatel;
       Strada consortile detta dei Roncasc (dei ronchi);
       Strada consortile di Ronco di Bosio;

I Rii:
       Rio della val dei Frà;
       Rio del Vigan che converge nel Rio dei Frà e attraversa come Scolo del Riale Peveranza sfociando nel Tenore;
       Scolo che converge nel Rio dei Frà e attraversa Peveranza sfociando nel Tenore;

Le Cascine:
Cassina nuova Roncaccio; presumibilmente per la sua vicinanza ai ronchi di Bolladello/Peveranza la via che la affianca è detta Consortile dei Roncasc che arriva al confine di Bolladello passa attraverso il Rile e prende il nome di Comunale ai boschi dette Vignasce. E’ qui evidente il riferimento ai gradienti circostanti lavorati dall’uomo, trasformati in terrazzamenti per coltivazioni quali la vite. Alla data del 1722 era di proprietà delle RR MM di S. Martino e definta brughera boscata a Castanile da taglio. Alla data del censimento del 1854 è censita alla particella 832 come casa colonica (S4) e 833 come brughera boscata dolce in proprietà ai fratelli Saporiti Ambrogio, Giuseppe e Antonio del fu Giovanni detti Giovaninet.

Cassina Biello; Un toponimo antico per i nostri luoghi, così è scritto nel Catasto di Carlo V alla data del 1550: Heredi biello di Bedo m Caira Pertiche 1, dove sia questa pezza di terra non è dato sapere; ci indica una possibile origine del toponimo, con provenienza cairatese e poi per convenzione e sostituzione, alcuni degli abitanti della cascina, i Macchi, presero questo soprannome. Indicata nei Sommari del Teresiano e quivi già attestata con il n. 334 nella tavola del catasto teresiano è circondata da terreni di proprietà del Mazenta aratorio 255 e aratorio avitato con moroni 258 nel sommario del 1722 non compare ne il 258 ne il 334, mentre nel S. del 1750 risultano i mappali 258 sub 1 e 334 essere a livello a Macchio Antonio Maria qm Giuseppe la proprietà Giovanni Antonio Ambrosoglio qm Angelo Maria. Il Macchi detto il Biello in quanto testimone in atto di matrimonio del 1566 attesta quanto scritto. Nel 1857 l’edificio risulta essere di dimensione maggiore e molto frazionata le aree di contorno sono suddivise in più mappali e la cascina Biello, così identificata in mappa è distinta dai mappali 714 (M6), 715 (M5) e 716(M9) poi si aggiunge, probabilmente un ampliamento, il numero 1048 molto probabilmente frutto del frazionamento del 713. Risultano residenti: Macchi Francesco Giovanni qm Carlo Antonio detto Biei 714; Macchi Francesco, Giovanni ed Angelo fratelli del qm Andrea detti Milano, livellari a Mazzucchelli Maddalena vedova Magnaghi 715. Macchi Giuseppe qm Luigi detto Zappin 716. Macchi Angela e Giuseppa-Carolina sorella di Francesco, livellaire a Puricelli Guerra Giuseppe. Come si può vedere il soprannome qui è decisamente indicante i vari rami famigliari o la provenienza di questi ceppi dei Macchi.

Cassinotto Val di Marello, di contenute dimensioni ed evidentemente riferita nel toponimo a nome di persona di cui abbiamo già scritto. Potremmo azzardare come nel Catasto di Carlo V aggiornamento del 1619, appaiano Giovanni et Francesco fratelli detti de Machi detti de Marelli che acquistano un bene di proprietà del q. Andrea Martignono, ma si tratta di mera ipotesi.

Perché l’elenco? perché anche in questo caso troviamo indicazioni importanti e informazioni che ci permettono di verificare molte questioni lasciate irrisolte dai documenti o dalle mappe precedentemente analizzate. Troviamo alcuni toponimi interessanti vale la pena analizzarli.

Rio del Vigan: Il Viganum è una parte di terreno comune a tutta la popolazione, e ha l’obiettivo di garantire un minimo di reddito ai contadini. Le consuetudini dicono che le terre vicanali non possono essere divise o vendute se non con il consenso di tutti i vicini (la popolazione che ha i diritti sul viganum) e del dominus che percepisce una parte della metà di esse proporzionata alla quota di districtus (territorio) che ha sul locus (luogo, villaggio)[3]. Quindi noi sappiamo che vi era in quella zona, un area di uso comune a tutti gli abitanti di Peveranza.

Rio di Frà: presuppone una presenza di frati nel territorio o di proprietà di frati ed infatti 30 pertiche di Brughera nuda (oggi bosco) alla particella n. 9 individuate nel sommarione del catasto teresiano ci dicono che i RR. Padri Conventuali[4] di Biumo sopra Varese ne erano i possessori, a conferma di ciò nel elenco dei beni del 1550 vi è una proprietà definita Brughera di pertiche 25 in possesso dei RR Frati del Santo Francesco in Varisio, da qui una possibile origine del toponimo. Chissà per quali remoti passaggi di proprietà arrivò a questo Convento la pezza di terra qui censita in quanto unico possesso di detto conduttore.

Val di Vigna: Successivamente in mappa IGM su base del 1884 e aggiornamento del 1933, troviamo il toponimo val di vigna, posta tra l’abitato di Peveranza e Bolladello, in posizione favorevole, vi troviamo terrazzamenti, oggi boscati, ma che sono di natura umana, che nel corso del XVIII/XIX secolo risultano a vite, ve ne è già traccia nel teresiano, particella 68 pertiche 9,17 arativo avitato

Quando qualcuno accenna ridendo al vino delle colline di Cassano Magnago, perché non ve né traccia oggi, bè si deve ricredere, qualche secolo fa l’uva la si coltivava e la si spremeva anche qui e il vino veniva commerciato, ricordate l’episodio testimoniato nelle pagine dedicate al libro dei morti? Il povero Carlo Fontana perse la vita conducendo un carro da vino a Sarono per sua fatal disgrazia restò fracassato sotto il carro vicino a Giranzano.


[1] Enc. Treccani.it. voce: Odonimi. », come stabilisce un decreto del presidente della Repubblica (DPR) del 1958 seguito alla legge n. 1228 del 24 dicembre 1957
[2] Wikipedia.it; voce Strada vicinale.
[3] E. Restelli, Lonate Ceppino, ricostruzione storica, 1984. Pg. 34.
[4]http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500601/?view=toponimi&hid= Convento maschile dei carmelitani scalzi. Dalla nota degli affiliati al convento allegata al piano governativo di sussistenza dei carmelitani scalzi [ante 1779], risultano presenti diciassette religiosi e cinque laici professi (Culto, Carmelitani scalzi, Biumo Superiore, "N. 15. Piano de PP. Teresiani Scalzi colli corrispondenti Allegati, Relazione e Conti del Rag.to d'Ufficio Crivelli"). Tra la documentazione superstite del convento, la notificazione degli acquisti effettuati dal principio del XVIII nella giurisdizione del Seprio superiore, comunicata a tenore della regia prammatica 5 settembre 1767 (Culto, Santissima Trinità, Biumo Superiore, fasc. 1). Fu soppresso con istromento 17 messidoro anno VI rogato da Verati Francesco Antonio notaio di Milano, in esecuzione della determinazione 11 messidoro anno VI del direttorio esecutivo della repubblica cisalpina, che stabiliva la soppressione e concentrazione di corporazioni religiose nei dipartimenti del Lario, Verbano e Montagna; i frati furono traslocati nell'ex Certosa di Pavia (Soppressione corporazioni religiose, 11 messidoro anno VI); la vendita del circondario del convento avvenne nel 1799, quella dei beni nel primo decennio del XIX secolo; l'affrancazione dei livelli si protrasse fino agli inizi degli anni '30 del XIX secolo (Amministrazione del Fondo di Religione, convento della Santissima Trinità, Biumo Superiore).

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