mercoledì 25 settembre 2019


Capitolo XIII

1556  -  ATTO DI INVESTITURA

Il Parroco Nativo di Peveranza



Indicato da molti come il primo parroco di Peveranza, constatiamo qui come lo sia per il fatto che è nativo di Peveranza, essendo altri prima di lui qui residenti come parroci. Aldunque, Il Curato Giovà Crosta[1], nato a Peveranza nell’anno di grazia 1525, successe al Grampa che aveva optato per altro beneficio (non sappiamo quale sicuramente più interessante di questo), era figlio di Ambrogio e di Paulina[2]  Crosta qui residenti e da considerarsi tra le famiglie più longeve del luogo, al seguito molto probabilmente del fatto che la famiglia era assai numerosa, per lui il destino riservò la vocazione e la veste sacerdotale. Di lui dice uno Status Cleri del 1572: Pigliò la prima conferma addì 30 maggio 1550, i quattro ordini minori addì 24 marzo 1554, Diaconato addì 4 aprile 1556 e diviene Presbitero il 30 maggio del 1556[3].
Venne  incardinato all’età di 31 anni, su incarico dei Nobili Castiglioni e su accordo con la Pieve gallaratese, morirà il 3 ottobre 1614[4] alla veneranda età di 89 anni, concludendo così una reggenza molto lunga durata ben 58 anni.
La nomina a Rettore di Iohannes de Crustis, così lo scrive il redattore dell’atto,  possiede e riveste una grande importanza per la conoscenza delle modalità di Assegnazione del Beneficio e della nomina del Curato è anche l’unico di cui siamo a conoscenza. leggiamo le parti più interessanti:
1556 2 giugno, indizione quarta, sotto il pontificato di Paolo V.
Presso di me, notaio pubblico rogatario, è stato chiamato come testimone il ven(erabile) signor Filippo de Castillo presbitero, commissario della nostra diocesi per questa parte e come (garante) apostolico (...) del venerabile signor Giovanni de Crustis presbitero, rettore essendo in vigore le restanti clausole nei processi (...) tra apposite autorità...(formula di investitura?)...pone e investe (ripetuto) il venerabile presbitero Giovanni de Crustis rettore parroco e curato della chiesa di Santa Maria di Piperantio nostra diocesi, e successore nella stessa chiesa parrocchiale vacante e libera e restituita dal d(iacono) presbitero Ilone de Grampis allora egli stesso della stessa chiesa parrocchiale (ultimo e immediato) rettore e possessore, nelle mani (...) proprio del nostro signore papa (fatti dimostrati da) una vera bolla plumbea, con la corda di canapa secondo il consueto costume della curia romana con il sigillo di piombo integro (?) e quindi non soggetto a vizi o cancellature... che è stata redatta in Roma ... nell’anno 1556 (il settimo giorno dalle calende di Aprile?)
(...)Il parroco Filippo Castiglioni risulta essere il concreto reale e attuale possessore e tenutario della chiesa di S. Maria, risulta occuparsi della cura dell’altare maggiore, delle campane, dell’apertura e chiusura della chiesa nella quale sta e dimora. È solito aver cura di tali cose in modo pacifico e quieto, nomina rettore della chiesa parrocchiale il predetto Giovanni presbitero. Nel momento del passaggio ovvero dell’incardinazione a curato del luogo, compete e rientra tra i doveri quello di amministratore dei beni di cui al beneficio ricevuto dai Castiglioni e la nomina prosegue chiarendo come il rettore Giovanni concede:
In locazione il territorio di Bollate al (d)iacono Camillo de Martignoni, figlio del fu Alberto abitante in località Bollate, (con il privilegio di riscuotere la decima). Il fitto pattuito è da pagarsi entro il giorno di san Martino dell’anno corrente. L’atto è redatto nella casa dove i soprascritti abitano, sita a Peveranza.
A Guidone de Borritii figlio del fu Pietro abitante nel suddetto luogo di Peveranza in locazione, in cambio di un fitto, una pezza di terra di campo sita nel territorio di Peveranza, nel luogo detto Pasquirolo, delimitata da una parte dalla chiesa di Sant’Ambrogio di Bollate, da un’altra parte da una strada, da un’altra parte dalle proprietà degli eredi del fu Giovanni Marci Martignoni e dall’altra da quelli di Marcello di Roncate, ed è di pertiche quattro(...).
 Inoltre di una pezza di terra di campo sita dove si è detto delimitata da una parte dalla proprietà di Ambrogio de Semino de (...), dall’altra dalla proprietà degli eredi del fu Bernardo de Castillo, dall’altra da una strada e dall’altra dalla proprietà degli eredi del fu Marco Martignoni, di pertiche quattro. Inoltre di una pezza di campo sita nel suddetto territorio di Bollate, detto in Praventino, delimitata da una parte dalla proprietà degli eredi del suddetto Bernardo di Castillo, dall’altra dalla chiesa di Sant’Ambrogio di Bollate, dall’altra da una strada, dall’altra dalla proprietà degli eredi del fu Bernardo di Castilio, di pertiche cinque. Inoltre di una pezza di terra di campo sita (nel territorio) di Peveranza (...) delimitata da una parte dalla chiesa di Sant’Ambrogio di Bollate, dall’altra dalla proprietà degli eredi del suddetto Fu Marco Martignoni, dall’altra dalla proprietà degli eredi del fu Martino di Cassia (o Cassiano), e dall’altra da una strada ed è di pertiche quattro. Inoltre di una pezza di terra di vigna sita (nel luogo) detto “vinearia” delimitata da una parte dalla proprietà di Giovanni Fabio de Castilio (...) cappella di Castilio, dall’altra dalla proprietà di D. Francesco Trionfi de Castiglione, dall’altra da una strada e dall’altra dalla predetta proprietà degli eredi di Bernardo de Castilio, é di pertiche undici; lì vicino c’é un boschetto, ed é circondata (la vigna) da una siepe.
Inoltre di una pezza di bosco sita nel suddetto territorio di Peveranza, nel luogo detto in “Preventino”, delimitata da una parte dalla suddetta chiesa di Sant’Ambrogio di Bollate, dall’altra parte allo stesso modo (dalla stessa chiesa), dall’altra parte (dalla proprietà di Giovanni Martino, dall’altra dalla proprietà degli eredi del fu (magnifico) dottor D. Nicola di Castilio ed è di una sola pertica. Inoltre (concede il) diritto di riscuotere la decima. L’affitto annuale consiste in (quattro) moggia e (dieci) staia di mistura, e metà del vino prodotto dalla suddetta vigna.

Altro atto, redatto nello stesso giorno:
Investitura a beneficio di Francesco de Crustis figlio del fu (?indecifrabile??) abitante nella suddetta località di Peveranza, nello specifico di una pezza di terra sita nel territorio di Peveranza in località detta “ad ronchi” delimitata da ogni parte dalla suddetta cappella di Giovanni Fabio de Castilliono, salvo da una parte da cui è delimitata dalla proprietà degli eredi del fu (...), ed è di nove pertiche. Il fitto consiste nella metà del vino (...) Il fittavolo è zio del curato.
La chiesa è dedicata a Santa Maria.



[1] Così si firma negli atti relativi alla Cura di Peveranza
[2] ADMi, VP Cartella 35, Status Cleri Peveranza.
[3] ADMi, VP Cartella 35, Status Cleri Peveranza.
[4]ACCa, cartella 37, fascicolo 1.

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