mercoledì 25 settembre 2019


Capitolo XXVIII

ELISABETH DE CRUSTIS A.D. 1620
Il DEMONIO E’ TRA NOI[1]



Mai più avrei pensato di incontrare nei carteggi e nei documenti una testimonianza così particolare, così diciamo singolare.
Come abbiamo sottolineato più volte, la nostra piccola comunità non ha mai tenuto un comportamento statico  e chiuso come altre piccole realtà, sì è sempre aperta al mondo circostante con numerose contaminazioni quali matrimoni, parentele, viaggi devozionali, viaggi di lavoro e perché no viaggi della speranza.
Questo fatto raccontato in questa preziosa deposizione trascritta nel Libro relativo ai Miracoli della Madonna di Carnago, ci testimonia come la malattia e “il demonio” sono avvolti nella sfera più intima di questa umanità del 1600 che si trovava a confrontare nella loro dimensione spiritual-popolare questi fatti che venivano definiti soprannaturali e terrificanti.
La Chiesa mantiene e lo si evince chiaramente da questi verbali una particolare lucidità e un distacco che fa presagire la volontà di non caricare di troppo valore simbolico questi avvenimenti, anche se poi trasformati in testimonianza a suffragio della particolare azione della Figura della Vergine di Carnago, sono da considerare visto il percorso d’indagine, altamente prudenziali.
Il Parroco di Peveranza Gio Battista Montalbetto, citato come parroco rettore di Bolladello[2], è artefice di una lunga lettera di sollecito per il proseguio delle ricerche sui fatti “miracolosi “ qui accaduti.
Sarà Federico Borromeo a chiamare la Madonna “miraculosa imagine” il di 14 del gennaio 1621, decretando così la veridicità dei fatti qui accaduti[3].
Il caso di Elisabeth è tra quelli che potremmo definire “de maleficij” e delle “possessioni diaboliche[4] rientrante tra i casi più inquietanti, 3 o 4 lunghi anni da indemoniata, e che lasciano un dubbio epocale, chi era Elisabeth De Crustis?  
Figlia, presumo visto che è l’unico Filippo presente in Peveranza in quegli anni, di Filipo e di Lucretia, non si trova traccia di lei nel libro dei Battesimi e, a dire il vero, nemmeno del matrimonio dei genitori si sa, ma questo potrebbe esser stato contratto in altro luogo ad esempio il paese della madre… la famiglia è indicata nello Status Animorum del 1597. Non lei che nasce qualche anno dopo; quindi si può dire che l’età indicata nel verbale cioè 20 anni, restringe la ricerca tra questo anno e gli anni appena successivi al 1600, ma nel Libro dei Battesimi compaiono solo alcuni fratelli: nel 1589 Andrea, nel 1592 Jeronimo, nel 1600 Bernardino, dopodichè il buio[5].
Una unica traccia, labile, la ritroviamo nel libro dei Matrimoni dove vengono registrati due sposalizi: 1622, 10 febbraio,Tomaso Puriselli della Cascina Vergheria della Plebe di Gallarate ha contratto matrimonio con Helisabetta Crosta,  e nel 1622 addì 02 marzo, Giò Rouina et Helisabetta Crosta si sposano e sono tutti e due di questa cura[6]. Chissà se è una delle due, perché poi sino alla morte del Curato Montalbetti (1644) nel registro dei matrimoni il nome Elisabetta non compare più.
Sappiamo che il padre è defunto alla data dell’interrogazione, è accompagnata nel percorso di redenzione cioè durante l’esorcismo o miracolo da Bartola alias Bartolina de Boretti (Boritti) vedova di Stefano (Morina?) e Paulina figlia di Io Petro de Crustis anch’esse del loco di Pueranzo le quali testimoniano i fatti così come avvenuti, il Parroco anch’esso viene interrogato e da la sua versione dei fatti, questi è il Montalbetto ovvero Montalbetti.
LEGGIAMOLO:
Vocata Elisabeth de Crustis filia Quondam Philippi nubilis ut dixit habitans in dicto loco Piperantij iurata tactis etc.
Interrogata Se ella ha Havuta alcuna infermità.
Respondit Signorsì che io sono stata maleficiata per tre, quattro anni continovi.
Dettoli che narri particolarmente le molestie che sentiva per detti maleficij.
Respondit Da San Bartolomeo prossimo passato, i spiriti si scuoprirono, e comminciorno a parlare per bocca mia ma prima per detto tempo, io mi sentivo tutta travagliata nel stomaco, e per tutte le parti del mio corpo, onde non potevo a pena mangiare; più io non puotevo, ne mia madre né fratelli, e vedendoli mi cagionavano travaglio grande.
Interrogata In che luogo si trovò, quando si scuoprirono gli detti spiriti in lei.
Respondit per i travagli, che io mi sentivo già racontati, intendo, che a Carnago, nella chiesa maggiore era un immagine della Vergine Maria che faceva miracoli, mi rissolsi d’andar per esser liberata, e mentre che io ero assentata sopra una banchetta, dopo havere fatto orazione divotamente avanti la detta immagionatione quale è sopra un’uscio, non potendo star più inginocchioni, mi assentai, come ho detto, a all’hora gli spiriti cominciorono a parlare dicendo parole sporche che non mi conviene dire, non potendo più star lì, mi partij, ritornai a casa, Vi tornai poi la dominica, che segui a otto giorni, con pensiero di confessarmi, e communicarmi, ma non potei perché gli spiriti parlorono, dicendo parole contro la detta figura, e la chiesa, sempre trattenuta, parlando sempre gli spiriti, come ho detto, e tornai poi a casa così.
Indi poi a certi giorni, vi ritornai due o tre volte, e sempre feci i medemi atti che ho detto di sopra, e finalmente, un venere dopo pochi giorni di novo vi tornai, e giunta vicino alla detta immagine per quattro braccia, cominciando gli detti spiriti a strepitare più che mai, fui sforzata andar per terra, e così seguitando detti spiriti a dire parole brutte, e di maledittione contro dette figure principalmente, doppo un pezzo aiutata da quattro huomini, uscij, e ritornai a casa, e la mattina del sabbato seguente, di novo andai alla detta immagine per essere liberata, e stando avanti a detta immagine, mi gettai pure anche per terra, con gridori, e parole sporche, dopo le quali fui aiutata da persone come ho detto di sopra, acciò io stassi ferma, finalmente da me stessa levai in piede, e parendomi di essere molto migliorata e quietata, comincia a fare oratione alla detta imagine, inanti la quale inginocchiandomi, mi senti quasi del tutto risanata, e da l’hora in qua, non mi sono più sentita da detti spiriti travagliata, né altro dispiacere nella persona mia, e per assicurarmi della liberatione, più volte vi sono ritornata, né mai mi sono sentita novità, e sempre ho perseverato nell’istessa liberatione acquistata per gratia della detta imagine, dalla quale riconsoco ogni mia liberatione.
Interrogata Se quando ella fu liberata, vi era alcuna persona.
Respondit Vi furono presenti Bartolomea moglie del quondam Steffano detta la Morina, e Paolina figliuola di Gio. Pietro de Brassi(?) di questa terra, con quale andai e tornai a casa in compagina.
Interrogata Se i detti spiriti si mostravano fuori dalla presenza della detta imagine ancora.
Respondit  Signorsì, che dal detto giorno di San Bartolomeo inanti della nostra chiesa, nell’atto dell’elevatione della messa parlavano, ingiuriando l’istesso sacerdote che celebrava, e dicendo molte parole sporche come ho detto di sopra e questo mi è occorso circa due volte.
Interrogata Se è stata medicata da alcun medico o chirurgico.
Respondit Signor no.
Et fuit licentiata aetatis annorum 20
Eodem die ubi et coram ut supra

Vocatus reverendus dominus Io. Baptista Montalbetus filius Hieronymi rector praesentis ecclesia iuratus more sacerdotali ecc.
Interrogatus Se conosce Elisabeth de Crosti figliuola del quondam Filippo di questa terra.
Respondit Signorsì perché è di mia cura.
Interrogatus Se la detta Elisabeth è mai stata maleficiata.
Respondit Signorsì, e lo so dire a V.S. perché dalla festa di San  Bartolomeo, sino al tempo che fu liberata, mentre che io celebrava la messa in questa chiesa, essa fece strepeti grandi, gridando i spiriti per la bocca sua e sparlando particolarmente di me con queste parole: “ Prete becco ti voglio ammazzare”; e questo occorse due volte, per tutto il tempo che l’hostia santissima stava sopra l’altare.
Interrogatus Se egli sa, come sia seguita la sua liberatione, e se dall’hora in qua, ha mostrato detta Elisabet segno alcuno di essere spiritata o maleficiata.
Respondit Per quanto ho inteso pubblicamente in questa terra, e principalmente da Bertolina de Boretti, ella resto liberata mentre si ritrovava alla presenza dell’imagine della B.V. che è nella chiesa di Carnago, essendo ella in compagnia di detta Bartolina e Paolina de Crosti, e sempre è perseverata libera.
Interrogatus Di che conditione è detta Elisabet.
Respondit E’ giovane e di buona fama e di honorata famiglia, e che ha sempre vissuto e vive christianamente, frequentando i santissimi sacramenti della penitenza e eucharestia, come si tiene publicamente.
Quae scire dixit ut supra.
S.G.R. aetatis annorun 33 vel circa.
Eodem die ubi et coram ut supra

Vocata praefata Bartholomaea detta Bertolina sivi Bertola filia quondam Adreae et relicta quondam Stephani, cuius cognomen ignorat habitans ut supra iurata tact. Ecc.
Interrogata Se conosce Elisabet de Crosti giovane di marito di questa terra.
Respondit  Signorsì che la conosco.
Interrogata Se detta Elisabet, è mai stata maleficiata o inspiritata.
Respondit  Signorsì, che gli spiriti hanno parlato in lei circa un mese, particolarmente in questa chiesa, mentre che il nostro curato levava il santissimo sacramento alla presenza mia, e di quelli che erano in chiesa, e anche avanti l’imagine della B.V. che è nella chiesa di Carnago, dove almeno due volte sono andata con essa Elisabet , e l’ultima volta, che fu un giorno di sabbato ella restò liberata alla presenza mia e di Paolina de Crosti, che era venuta là in nostra compagnia.
Detoli che dica il modo che seguì la detta liberatione.
Respondit In un giorno di sabbato, che non mi ricordo quando fosse, trovandomi io con la sodetta paolina nella chiesa di Carnago sodetto, e avanti la sodetta imagine, procurassimo, che detta Elisabet si fermasse, poiché si voleva cominciar la messa, e mentre noi due, aiutate da una donna di Santa Orsola di quella terra, la tenevamo ferma, ella ne transportò, e con i piedi buttò in disparte certe catedre che stavano ivi, e andò per terra con la faccia in giù, e così fermata per puoco tempo, volendo noi aiutarla in piedi, nell’atto, che il sacerdote comminciò la messa, la detta Elisabet da se stessa levò in piedi, e comminciò a dire queste parole: “Sia ringratiato Dio e la Madonna, che mi sento liberta e risanata”, e dopo haver sentito la messa, venessimo a casa di compagnia, ne dall’hora in qua, si è mai più la detta Elisabet sentita male, ne dispiacere di alcuna sorte.
Interrogata Di che tempo seguì la detta liberatione.
Respondit  Fu il sabbato, che siegue alla Madonna di settembre prossima passata.
Interrogata Di che condittione è detta Elisabet.
Respondit E’ figlia di Honore e di buona fama, ne mai di lei si è sentito parlare malamente, e sempre ha vissuto chirstianamente, come anche per tale è tenuta in tutta questa terra.
Quae scire dixit ut supra etc.
S.G.R. aetatis annorun 50.
Eodem die ubi et coram ut supra

Vocata dicta Paulina de Crustis filia di Io. Petri nubilis habitans in dicto loco Piperantij iurata tactis etc.
Interrogata Se conosce Elisabeth de Crosti giovane di marito di questa terra.
Respondit  Signorsì.
Interrogata Se detta Elisabet, è mai stata maleficiata o inspiritata.
Respondit  Signorsì.
Dettoli come sa questo.
Respondit  Perché l’ho sentita a gridare e dire parole sporche in questa chiesa, mentre il curato diceva messa, ingiuriando anche l’istesso curato, dicendo: “Prete becco”, facendo di quegli atti, che suogliono fare gli spiritati, e il simile ho visto, che ha fatto a Carnago due volte avanti l’imagine della B.V. Maria, che è nella chiesa di detto luogo, con l’occasione che dette due volte sono andata in sua compagnia per conseguire la liberatione, come la ricevè un giorno di sabbato, che fu quello, doppo la festa di settembre prossimo passato, e dall’hora in qua mai più è stata molestata, ne si è visto in lei segno alcuno di spiriti.
Interrogata Che dica la maniera, come fu liberata.
Respondit Ritrovandomi io con la detta Elisabet nella sodetta chiesa di Carnago, e avanti la sodetta imagine mi sforzai in
Compagnia di Bertola donna vidua di questa terra, di farla sentar sopra una catedra, poiché gli spiriti, non la volevano lasciar quietare, e mentre che si faceva questa dilienza ella si butto con la faccia sopra la terra, e così fermatasi un puoco, si levò da se stessa in un subito in piede, dicendo queste parole: “Oh si aringraziato Dio e la Madonna, che mi sento liberata”, come in effetto si è visto; poicheé come ho già detto, è sempre stata sana e di buona voglia.
Interrogata Se sa che questa giovane è di buona fama.
Respondit  Per tutto il tempo, che io la conosco, l’ho sempre conosciuta per giovane di honore, né mai ha dato causa di alcuna mormoratione, e vive christianamente, come ogn’uno può far fede.
Quae scire dixit ut supra etc.
S.G.R. salvo quod est in aliqua affinitate cum dicta Elisabet non tamen etc. aetatis annorun 20 vel. circa.


Il demonio si trova ovunque anche nelle pieghe più segrete della nostra mente e si nasconde anche nelle lettere di un nome.

"Coloro che crederanno in me, nel mio nome scacceranno i demoni"
(Marco 16,17)

La mia amata nonna sul letto di morte, quando ormai sentiva la vicinanza a Dio, mi fece chiamare dalla Signora Lucia sua fedele amica e iniziò a manifestarmi una serie di segreti che erano di sua conoscenza e di memorie tramandate nella nostra famiglia – nei secoli - riguardanti i nostri avi e le nostre parentele tra  queste quella che più la inquietava fu: “non chiamare le tue figlie Elisabetta, lascia ai tuoi posteri, come fecero con noi,  questa mia prece  non capivo allora, oggi capisco.
E per quello conservo i documenti anche antichi che ella mi  ha lasciato non per memoria o testimonianza ma per segreto, geloso e da tramandare, custodire o da distruggere, come per alcuni ho avuto ordine e che diligentemente ho eseguito, senza mai aprirli.


[1] Diego della Gasperina, Carlo Mastorgio , Carnago 1619, una comunità incontra il miracolo; Nicolini editore Gavirate 1994, pg. 238, 239, 240.
[2] ASDM; Gio Battista Montalbetto viene nominato parroco di Peveranza il 10 ottobre 1615 con sentenza dell’Ordinario Milanese e il 30 ottobre entra in possesso del beneficio, possibile che a questa data fosse rettore o viceparroco anche di Bolladello per vacanza del reggente.
[3] Diego della Gasperina, Carlo Mastorgio , op. cit., pg. 123.
[4] Diego della Gasperina, Carlo Mastorgio , op. cit., pg. 127.

[5] APP; Nel Libro dei Battesimi vengono citati i genitori.
[6] APP; Nel Libro dei Matrimoni non vengono citati i genitori.

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