giovedì 26 settembre 2019


Capitolo XXXXVIII

STORIA DI UN PEVERANZESE
Il Montalbetti Angelo Antonio




Siamo nel settembre del 1799 e ancora una volta i francesi e gli austriaci usano le terre Lombarde e le terre contigue come zerbino per le loro personali querelle. L'anno precedente il Direttorio rivoluzionario aveva invaso la Svizzera e per “liberarla” i russi, chiamati dagli austriaci (sic!), avevano inviato un corposo esercito guidato da Suvorov, generale stimatissimo a livello internazionale e con la fama di invincibile. La campagna (destinata a durare dall'Aprile al settembre del 1799) fu vittoriosa per le truppe austro-russe che sconfissero a più riprese i francesi, occupando in breve tempo Torino e Milano mettendo così le truppe rivoluzionarie sulle difensive ed aprendo la strada nel seguito della storia a quel gran saccheggiatore di Napoleone , che poco brillante nella sua trasferta predatoria in Egitto, ritorno in Francia e il 9 novembre assunse il potere facendosi eleggere primo console. 
Gli austriaci altrimenti molto accorti, dopo essersi serviti delle indubbie qualità strategiche di Suvorov, decisero di allontanare dall'Italia l'ingombrante alleato russo mandandolo in Svizzera a “liberarla” per conto dello Zar. Il generale Suvurov, contrariato comunque ubbidì, avviò così le truppe e gli armamenti verso Verona e Como, prendendo con se 18.000 fanti, 4.000 Cosacchi e 25 cannoni. E L’11 settembre si incamminò per Varese e Bellinzona[1]. 
Ovunque andasse, un esercito aveva bisogno di mezzi, bestiame, vettovaglie e cibo e per questo i governi con il loro potere ordinavano alle autorità locali di confiscare quanti beni e uomini fossero utili al sostentamento dell'armata. D'altronde i bisogni di 20/30.000 soldati erano veramente notevoli: quando arrivarono a Lugano,  l’ambasciatore Russo chiese 30 mila razioni di pane d'oncie 28 ; 625 sacchi di avena, biada, granoturco e segale ; 50 sacchi di riso ; 700 centinaia di fieno; 6 mila boccali d'acquavite; 10 mila libbre di carne; 50 brente di vino, oltre una quantità di erbaggi e legumi elegna[2]. Possiamo immaginare che quando passarono dalle nostre parti le richieste non dovessero essere state molto diverse. Grazie a queste confische forse si evitavano saccheggi e massacri come quelli dei Lanzichenecchi descritti dal Manzoni, ma a chi toccava la disgrazia di aiutare l'esercito la consolazione non doveva essere enorme... Così capitò che dall’alto calò l’ordine e dal basso parti la confisca. Gallarate[3] vide il passaggio di questo nefasto esercito e ne subì saccheggi e soprusi. In seguito venne anche ordinato alle comunità locali di fornire immediatamente e senza troppo tentennare uomini e … mezzi. Il Montalbetti, nato nel 1742 e non più giovanissimo, venne “scelto” dalla comunità di Peveranza quale “oggetto” della confisca, forse perché l'unico in paese ad avere una coppia di buoi. Quale che fosse il motivo, il Montalbetti dovette partire con il suo carro e i suoi Buoi alla volta di Varese, dove avrebbe dovuto mettersi al servizio della Armata Imperiale Russa. Partito con mille timori e paure, vide ben presto quanto queste fossero fondate. Raggiunta Varese si accodò all’esercito e gli fu ordinato di andare sino ad Agno, oltre Lugano lungo la strada Regina, ad oltre 40 km dal paesello natio, in terra straniera in mezzo a stranieri; gli venne comandato di trasportare vino al “quartiere” della milizia in località Taverne ad oltre 9 km da Agno. Qui erano stanziate migliaia di soldati che probabilmente non avevano niente di meglio da fare che dedicarsi al vino e al sollazzo, come doveva andare, andò… fu derubato e picchiato, lasciato solo e costretto a rientrare ferito e dolorante al proprio paese natio. Nei giorni successivi il figlio Giuseppe rischio un viaggio fino ad Agno nel tentativo di cercare i Buoi rubati, ma la ricerca non ebbe esito positivo e anche lui dovette tornare a casa a mani vuote.
La comunità di Agno[4] e le comunità svizzere affacciate lungo la via ancora oggi ricordano come il passaggio di questo esercito, durato ben 7 giorni, abbia portato ruberie, violenze e distruzione. Il Cantone richiese più volte all'Austria-Ungheria il rientro del credito fatto dall'Antico Distretto di Lugano. L'ultimo tentativo venne fatto nel 1856 e consisteva in ben 330.000 franchi svizzeri dell'epoca. Ma l'imperatore austriaco fece sempre orecchie da mercante e i soldi non vennero mai rimborsati.
Le lettere rinvenuta in una cartella dell'Archivio Civico di Milano ci raccontano nel dettaglio gli eventi occorsi al povero Montalbetti e le richieste di risarcimento che vennero inoltrate all’autorità competente, con l’esito accolto già nel novembre del 1800 per quanto riguardava il Tribunale. Ma non è chiaro dai documenti fin qui trovati se il rimborso sia poi stato realmente effettuato.
Vediamo gli sviluppi:
1° Missiva, si tratta di una supplica: Eccellentissima Congregazione delegata, in occasione che nello scorso settembre in Gallarate pervennero le Regie Imperiali Truppe Russe di transito a Varese, dalla deputazione all’estimo di Gallarate venne requisita la Comunità di Peveranza con Carri, e Bovi in serviggio delle predette R.I. Truppe Russe. La Comunità poi requisì livi abitante Angelo Antonio Montalbetti col carro e Bovi di sua proprietà per Varese in serviggio come sopra. Arrivato a Varese è stato costretto dai Soldati Russi a procedere avanti sino ad Agno e nel ritorno in vicinanza ad Agno suddetto è stato aggredito da due soldati Russi, spogliato dal Cappello, scarpe e danaro che aveva, comunque privato dai Bovi, come lo giudica anche l’attestato dell’estimo qui unito. Maltrattato il supplicante….. si vede ridotto nello stato il più miserabile e deploranto. Chiede per se e famiglia il rimborso di quanto rubato.
2° Missiva, I deputati dell’Estimo di Peveranza fanno periziare da Girolamo Saporiti e Pierino Saporiti i Buoi rubati con un valore  cadauno di 48 zecchini da lira 15. Firmato Carlo Gerolamo Mussi deputato dell’estimo e Vincenzo Mussi sostituto del Signor Done Carlo viscontino deputato dell’estimo.
3° missiva, Da Agno la Commissione Militare qui insediata, conferma quanto accaduto: Agno li 18 settembre 1799; Angelo Antonio (P)everetti (montalbetti storpiato da uno stordito svizzero) è partito da qui ieri con una carriera di vino con Buoi di sua ragione, ma senza carro suo per andare al quartiere delle taverne, ora vi è ritornato senza Buoi, e carro, dice essegli stati detti Buoi e carro non proprio, tolto dopo essergli stati bendati gli occhi. Per la C.M: Veratti.
4° missiva, La deputazione, ovvero i rappresentati del popolo peveranzese, scrive alla Congregazione il 14 novembre 1799: Attestiamo noi sottoscritti deputati dell’Estimo della Comunità di Peveranza suddetta Pieve di Gallarate con nostro speciale giuramento, qualmente in vista di lettera di requisizione fatta dalla deputazione dell’estimo della comunità di Gallarate siamo passati a requisire il carro e li Bovi di proprietà di Angelo Antonio Montalbetti Massaro abitante in questa nostra comunità per condurre effetti militari a Varese in occasione del transito delle Regie Imperiali Truppe Russe di transito a Gallarate a Varese suddetto; e che infatti detto Montalbetti col carro e Bovi era partito da Peveranza per Varese come sopra. Dichiariamo parimenti sulla deposizione giurata del predetto Montalbetti, lo stesso sia stato obbligato dai Soldati Russi arrivato a Varese a procedere avanti sino ad Agno ove essere piantato il campo militare, ed anche più avanti; e che ritornando alla Patria in vicinanza di Agno sia stato aggredito da due soldati russi i quali gli misero agli occhi un fazzoletto, gli levarono le scarpe, il Cappello, ed uno scudo di Milano unica moneta, che aveva in saccoggia, lo hanno barbaramente percosso col fucile e staccavano li buoi dal carro, e via li condussero, avendo così il Montalbetti fatta la perdita dei Bovi, che sono stati stimati quarant’otto zecchini di lire quindici cadauno, come da attestato qui unito. Dichiariamo parimenti, che ritornato a casa il suddetto Montalbetti senza li Bovi e il carro, abbiamo spedito Giuseppe Montalbetti figlio del predetto Angelo Antonio ad Agno per poter ritrovare, e ricuperare li …. Bovi, e che per quanto diligenza abbia fatto, non li ha ritrovati, onde è stato costretto ritornarsene a Casa senza li Bovi, e come dall’Attestato del Commissario Veratti (missiva 2) pure qui unito rilasciato in … del padre, sebbene con equivoco rapporto al cognome, avendo messo Peveretti, quando altrimenti è di Montalbetti. Dichiariamo parimenti sempre con nostro giuramento, qualmente godendo pubblicamente la buona fama li predetti padre, e Figlio Montalbetti, la loro deposizione giurata come sopra, si averidica, per il che rilasciamo il presente attestato per diriggerli il Montalbetti a Tribunale competente onde esserne indennizzato, e per fede Luigi Reina Deputato dell’estimo, Vincente Mussi sotituto del signor Don Carlo Viscontino deputato dell’estimo, Baldassar Mazzuchelli sotituto di Carlo Gerolamo Mussi deputato dell’estimo, Fortunato Mussi Giudice.   a firma finale Magnaghi.
5° missiva, Documento non molto interessante: si tratta semplicemente della delega che il Montalbetti fa a suo figlio per andare a discutere della restituzione dei soldi...
Gallarate di 23 Gennaio 1800: Per tenore della presente validava come se fosse pubblico, e privato instromento, l'infrascritto Angelo Antonio Montelbetti qm Bartolomeo abitante nel luogo di Peveranza Pieve di Gallarate, Ducato di Milano etc.
Spontaneamente, e nella miglior maniera ha constituito e constituisce deputato e deputa, creato, e crea per suo certo messo, nunzio, e procuratore speciale, ed alle infrascritte cose generale, e come meglio etc. Giuseppe Montalbetti di lui figlio, e suo.......... Specialmente ed espressamente a presentarsi in di lui nome avanti qualunque Regio Tribunale, a chi etc all'effetto di conseguire dalla Regia Casa l'importo d'un paio Bovi statigli sottratti(?) in occasione che fu requisito per servizio dalla Truppa Imperiale Russa nello scorso mese di Settembre in vicinanza di Agno territorio svizzero, come dalla sua rappresentanza di presente(?) inoltrata con rilasciare in di lui nome la opportuna quetanza del valore stato stimato, o di quella fortuna che vestra(?) precedentemente stabilita etc. E generalmente à fare, e poter fare... e tutto ciò che farebbe, o far potrebbe lo stesso constituente, intendendo come intende di aver attribuita la più ampia, e illimitata facoltà al detto suo figlio procuratore relativamente a quanto sopra anco che si richiedesse un più ampio, e specifico mandato, promettendo, come promette il detto constituente di avere per rato, grato e franco tutto quanto verrà dal detto suo figlio fatto, ed operato relativamente quanto sopra in fede etc. sott'obbligo della persona, e beni dello stesso constituente etc. Antono Montalbeto e Giuseppe Giudici, presente per testimonio

Chi era Il Montalbetti? Non sappiamo altro che quello che ci raccontano i registri parrocchiali, Angelo Antonio[5] nasce il 17 aprile 1738 figlio di Carlo Bartolomeo Montalbetto e di Marta Maria Cattania, viene battezzato il 18 dello stesso mese, sposa Cattarina Crosti[6], nata il 15 novembre 1742,  il 27 gennaio 1761 e con lei condivide il matrimonio sino al 1787, anno della morte della moglie; vivrà sino al 1804 dove il 4 settembre passerà a miglior vita alla età di anni 66. Dal loro matrimonio nasceranno 8 figli tra questi il Giuseppe ricordato nelle lettere, nasce nel 1772.
Del Montalbetto Carlo Bartolomeo, padre di Angelo Antonio, possiamo aggiungere che è il primo Montalbetto a cui un parroco cambia il cognome, ovvero da Montalbetto a Montalbetti e questo vale anche per la madre Marta Maria Cattania[7] che diventa Marta Cattanea.
Autore di queste modifiche sarà il Sacerdote Ambrogio Cattaneo arrivato nel 1752, il quale cambia modalità di registrazione dei libri e cambia anche (bontà sua) i cognomi dei residenti, nel 1750 fu battezzato Carlo Modesto figlio di Carlo Bartolomeo Montalbetto e di Marta Maria Cattania, parroco il Castiglione e nel 1752 viene battezzata Anna Maria Cattarina figlia di Bartolomeo Montalbetti e di Marta Maria Cattanea, parroco il Cattaneo; due fratelli con il cognome diverso e la madre anch’essa con cognome modificato.




[1] Annali d’Italia dal 1750. Antonio Coppi in Roma Stamperia de Romanis, 1824. p. 280.
[2] Pogliani Pietro, Suworoff e gli Austro-Russi nel Luganese e nella Leventina (1799),  Rivista Militare Ticinese, 1929.
[3] Marco Pippione, Gallarate, la storia gli uomini – Macchione editore. Azzate 1998. pg. 53.
[4] Pogliani Pietro, Suworoff e gli Austro-Russi nel Luganese e nella Leventina (1799),  Rivista Militare Ticinese, 1929: settembre del 1799: «Alli 9 Settembre 1799 arrivò a Lugano un commissario russo, questi si portò dal Governo provvisorio, a cui diede l'avviso che l'armata Russa comandata da Suworoff, numerosa di circa 30 mila uomini, sarebbe fra alcuni giorni passata dalle parti d'Agno venendo dal Piemonte per inoltrarsi nella Svizzera, e che per il servizio di dette truppe il prefato Governo pensasse a prontare per il giorno 12 suddetto una contribuzione di 30 mila razioni di pane d'oncie 28 ; 625 sacchi di avena, biada, granoturco e segale ; 50 sacchi di riso ; 700 centinaia di fieno; 6 mila boccali d'acquavite; J0 mila libbre di carne; 50 brente di vino, oltre una quantità di erbaggi e legumi e legna ; e tutto ciò prontarlo in Agno per il dì suddetto. Il Governo procurò di prontare il tutto per evitare un' irruzione di truppe, che poteva succedere se queste non avessero trovato in Agno il bisognevole, al quale fine fece requisire a tutti i particolari benestanti quella quantità di suddetti generi che potevano avere. Le truppe russe non arrivarono che il giorno 15 in numero circa di 20 mila di fanteria e 10 mila di cavalleria cosacca. Questo giorno era Domenica, onde gli abitanti del Borgo di Lugano si portarono la maggior parte ad Agno per vedere questo passaggio, che fu continuo per tutto il giorno. Questa grande armata si accampò tra Agno e le Bironiche, e si fermò circa quattro giorni, nei quali il Principe Costantino figlio del¬ l' Imperatore delle Russie Paolo I, il principe Pancrazio Generale e tutta l'ufficialità entravano in Lugano di spesso e vi spendevano molto denaro; i soldati anch'essi entravano a grosso numero, ma non com¬ mettevano alcuna insolenza per la soggezione che mettevano a loro gli ufficiali. Molto però furono danneggiate quelle terre in cui fecero la loro dimora, oppure vi passarono, i campi coltivati ed i prati non si distin¬ guevano più, atterrarono molte piante, spogliarono le viti dell'uva immatura che facevano bollire, e davano mano insomma ad ogni frutto che in questa stagione pendeva ancora; vuotarono inoltre le cassine del fieno, le cantine del vino, le stalle dal bestiame, non col lasciare KIVISTA li!Mf SI I'M I il buono di ricevuta, ma da rapaci ; assaltarono pure chiunqu e avessero incontrato (e ciò fecero particolarmente li picchetti che si discostavano dal grosso dell armata) sì uomini che donne togliendo loro i gioielli d oro e d'argento che gli trovavano addosso
[5] APP, Libro dei Battesimi. 1738, 18 aprile - Angelo Antonio figlio di Carlo Bartolomeo Montalbetto (così scrive il parroco sac. Castiglioni) e di Marta Maria Cattania nato il 17 e battezzato il giorno successivo. Testimoni Pietro Cattanio, Rosa Cattania ambi della prepositura di Carnago.
[6] APP, Libro dei Battesimi. 1742, 15 novembre – Catterina figlia di Pietro Francesco Crosti e di Giouanna Antonia de Crosti, compadre Antonio Maria Castiglione della Cura di Morazzone e Marta Maria de Crosti di questa cura.

[7] APP, Originiaria della Prepositura di Carnago.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.