giovedì 26 settembre 2019


Capitolo XXXXIX

1777, 19 settembre[1]

     Il Regio Cancelliere del Censo della Pieve di Gallarate, che stava per dar passo ad alcuni affari comunali in terra di Peveranza, viene interpellato per una questione di costruzioni a confine, questa volta realizzate dal Massaro delle RR. Monache di S. Martino; infatti si stà realizzando una stalla in muratura con stillicidio di tetto (non vi erano gronde e le acque piovane venivano incanalate attraverso scoli in terra).
      Anche qui un grafico allegato ci racconta di questi edifici e della loro destinazione e forma: laddove eravi un casotto chiuso da muri bassi coperto di paglia appoggiato a detto muro vi si costruisce una nuova stalla.  

    Il segno O è un pozzo fatto pochi anni or sono a comuni spese, per togliere la servitù che aveva la Casa di S. Martino per attingere le acque dal Massaro di Sta Valeria.

      Se confrontiamo la posizione del pozzo nella mappa del 1747 con questa già possiamo vedere come sia cambiata la distribuzione degli stabili lungo il confine tra le proprietà e quindi quanto si sia costruito nel frattempo, la posizione del pozzo poi ci apre una nuova situazione, che ritroveremo nella planimetria dell’enfiteusi del 23 maggio 1843.





[1] ASMi, Archivio Generale del Fondo di Religione, Pezzo 3895.

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