mercoledì 25 settembre 2019


Capitolo XII

Tra il 1550 e il 1600
Il Censimento delle TERRE.   




MILANO O MIA CARA!

Nota sui Milanesi: erano soliti andar verso i propri vicini rivendicando il possesso delle altrui terre come diritto di jure e de facto invitandoli così a farsi loro sudditi tout curt…. Quando questi vicini non accettavano cotanto invito, i milanesi si dimostravano calorosi amici ad esempio dando fuoco a Lomazzo (1303)! continuando poi nella loro specialità, la faida tra famiglie in casa loro (i della Torre e i Visconti). Nel mezzo di queste gentili vicende il 1311 vede Enrico VII incoronato imperator in Milano - par per appianare tali dissidi - ma ciò non basta e le lotte di potere si ampliano anche al di fuori dei confini milanesi sino a imbattersi nelle truppe di Papa Giovanni XXII che ne aveva ben donde di arrabbiarsi con i milanesi. Non contenti di ciò, lungo le lande del Seprio tal benemerito nobile Lodrisio Visconti fa scorribande realizzando il bello e il cattivo tempo, e soprattutto usando la spada come se fosse un aspersorio… se una benedizione non si nega a nessuno immaginatevi un colpo di spada. Come sempre il Lodrizio ordisce congiure contro  Galeazzo e Azzone Visconti (parenti suoi), venendo sconfitto a Parabiago nel 1339.

    Le lotte si protraggono per tutto il 300, il 400 e anche per il 500, prima con il gentile Facino Cane (in nomen omen) che indemoniato come pochi percorre le strade del Seprio (1409) anch’egli armato di spada e torcia; poi non bastassero i milanesi, ecco la Peste del 1348 che arrivò anche in Gallarate[1] e dintorni, e giusto per non farsi mancare niente Galezzo vendicativo come non mai, decretò di distruggere quanto restava di castello e cinta muraria (gallarate perse qui la sua natura di borgo autonomo). Non pago, vietò nel 1392 la ricostruzione delle fortificazioni con grande scorno dei borghigiani che subirono così scorribande di mercenari e anche esondazioni del Rile…

    Poi ecco le truppe del Francesco Sforza invadere il Seprio (1448) saccheggiando la zona[2] e tale pur sempre nobile Piccinino percorrere le nostre terre con le stesse intenzioni.

    Ovviamente i milanesi spogliano e tassano i loro alleati; non pagano prestazioni d'opera pretese con la forza, come per i bifolchi obbligati al servizio dell’esercito nella guerra del 1452[3] ai quali vien promesso denaro ma alla fine ricevono un bel gesto dell’ombrello!

      Poi i passaggi di truppe varie e di mercenari a sostegno di questo o di quello che ovunque vanno si sa: disfano e saccheggiano. Quando passano i Milanesi depredano, incendiano e distruggono: sarebbero questi i paladini dei liberi comuni?
      Per il 1515 ricordo la battaglia dei Giganti svoltasi in Marignano oggi Melegnano; vide la presenza di eserciti svizzeri e francesi con vari alleati, che si diedero feroce battaglia al fine di decidere quale fosse il possessore delle terre al di qua del Ceneri ovvero le terre del fu Ducato di Milano forte e potente ma ormai reliquato di quella illustre storia che di esso si racconta. E sì, gli svizzeri ebbero per un certo periodo proprietà del feudo milanese, e per una volta furono loro a gabellare pesantemente i lombardi imponendo tasse che ancora non si erano viste in queste terre. Qualcuno racconta che Milano oggi avrebbe potuto sostituire Lugano quale “capitale” del Canton Ticino se gli svizzeri avessero vinto questa battaglia, ma come si sa, con i se e con i ma strada non se ne fa.

    Non volevamo tediarvi con racconti di storia che già tutti hanno sfruttato, ma proviamo ad immaginare lo spirito di rassegnazione che pervadeva questa gente… come si dice: l’è tuc un fa e disfà. Probabilmente la fortuna del luogo di Peveranza stava nel fatto che fosse al di fuori delle strade più battute dalle truppe mercenarie, cioè le vie lungo l’Olona… 

Certo che ogni due per tre avere per casa tutta questa gente indesiderata…

   Si aprono così le stagioni degli infeduamenti cioè della sudditanza del borgo di Gallarate e dei suoi territori, e Peveranza ne faceva parte, ai novelli potenti. Nel 1495[4] i gallaratesi fecero una clamorosa Adunanza dove chiesero al duca di Milano di non cedere il feudo al bolognese Bentivoglio. Da qui inizia una storia di cambi e di sostituzioni da far girare la testa: Francesco Bernardino Visconti di Sagramoro, Alessandro Visconti di Brebbia, Ottone Visconti, Abate di Hazara e infine il Caracciolo, Governatore di Milano dal 1536 al 1538.

Ma qui si lavora e si produce in un centro mercantile, punto di riferimento per l’intero territorio e oltre, con presenza di scambi di merci quali biade, cereali, bestiame, panni di lana, lino, cotone, si procede alla sostituzione di boschi cedui con boschi a raccolta di noci, castagne e  soprattutto la vite diviene frutto comune a tutti i territori e coltivo d’eccellenza della nostra terra.

Si giunge allora nell’anno 1540: l’imperatore Carlo V con la morte senza eredi dello Sforza, infeuda il Ducato al proprio figlio Filippo, futuro Re di Spagna, il quale limitò la presenza di propri funzionari, vero, ma portò pian piano Milano, bontà sua, alla completa sudditanza alla Spagna, cosa che si compì all’incirca nel 1630 (nonostante l’immensa figura del Carlo Borromeo strenuo oppositore degli iberici e del Federico suo successore).
Fine della Milano che conta.

L’Imperatore Carlo V entra in possesso del Ducato e con giusta sua convinzione si ritrova tra le mani l’ennesimo feudo imperiale; si ingegnò quindi di tassarlo pro domo sua e per la sua guerra. Ordinò così alla soggiacente Autorità Milanese di procurare dodicimila scudi al mese dalli Cittadi e Provincie soggette, a cagione di mantenere la guerra. Da qui si iniziò a tassare, con quello che si chiamò il Mensuale, aggiunto ovvio alle già presenti Tassa del Sale e Tassa dei Cavalli.  Venne così incardinato  l’Estimo o il Catasto di Carlo V[5], sorta di registro dei beni ed elenco delle terre e dei fabbricati con descrizione delle lavorazioni e delle quantità, senza tavole grafiche ma già in se sufficiente per determinare uomini, possedimenti ed eredi.
Quello che ci rende “felici” è il fatto che attraverso di esso conosciamo i nomi dei proprietari di beni in Peveranza, infatti nel Registro della Pieve di Gallarate, senza però una data precisa, anche il nostro paese appare ed ha in elenco molti nomi e personaggi. Essi sono:
Heredi di Biello di Bedo m Caira;
Togni di Crosti m peueranza;
Francesco Mangarino m Ut Sopra;
Aluisio Mangarino m Ut Sopra;
Domino Pre Bernardino Crosta m …..
Agostino e fratelli di Rangoni m Peveranza;

Prima osservazione importante: Nessuno di loro possiede case o sedimi, solo terre suddivise in pertiche milanesi e in tipologia di coltivo: Campo, Brughera, Bosco, Selva, Auida, Vigna, Pra sutto.  Tutti possiedono terre Avitate ovvero terre al contempo arate e coltivate a vite, l’uva è un bene primario e coltivato in ogni possedimento e in ogni famiglia; vi è una sola Vigna dichiarata come tale sono 8 pertiche di proprietà di Francesco Scalabrino di Caira.
Quindi alla data del 1550 ca. i detentori dei sedimi ovvero delle case sono le due Cappellanie di Castiglione le quali dispongono di ulteriori e cospicui beni nel territorio peveranzese; in totale sono 8 pertiche che in milanese si traducono in circa 654 metri quadrati per pertica, ossia 5232 metri quadrati di case e orti, che non ci debbono spaventare per dimensione ma ci devono far riflettere sulla reale consistenza dell’abitato, così d’intuito tutta la parte orientale dell’abitato cioè l’area tra le vie Castelfidardo e Bertani potrebbe essere il nucleo primigenio del paese .
E’ ancora una volta Conferma dei cognomi già noti con il rimando di una cognome mai appuntato in altri atti se non nell’Atto di comunità del 1548 come rappresentante: Mangiarino/Mangarino, famiglia che visse un periodo breve nella realtà Peveranzese, ma sufficiente da renderla partecipe alle responsabilità, probabilmente poi trasferitasi altrove.

E’ soprattutto quel Biello di Bedo di Cairate  che ci permette d’ipotizzare come  la cascina del Biello trae origine da questo cairatese che aveva possessi in Peveranza e che poi o trasferisce i beni o costruisce egli la Cascina che sarà dei Macchi, che a questo punto della storia qui ci arrivano dopo cioè nel seicento; e, altro fatto importante, la cascina Biello viene costruita successivamente a questa data, visto che dovendo dar fede alla denunzia siffatta, solo di terra si parla...
Troviamo tra i proprietari anche Domino prè Ambrosio de Balzarino però residente in Caira, avrà a che fare con i Balzarrini di Peveranza del 1272?.

Le case o Siti (Sedime) et Orti.
Altra interessante questione è legata alla descrizione dei beni, sperando sempre che tutti abbiano detto la verità; in elenco oltre a boschi,ai terreni avitati, alla brughera e agli arativi troviamo anche sedimi e orti, ovvero le case dove risiedevano i nostri massari peveranzesi; eccone l’elenco, esse, ci cnofermano ancora una volta i documenti, erano in proprietà ai Domini locali ovvero i Castilioni.
La casa parrocchiale era a nome Domino pre Giouanni rettor de gesa S. Maria in Peveranza, non conoscendo con precisione il momento della redazione del presente inventario potrebbe essere il Giovanni Crosta di cui parleremo nel prossimo capitolo.
Le proprietà in elenco sono così identificate:
Domino pre Antonio pre Filippo de Castione capellani della giesa de Corpus Domini in Castione Sito (Sedime) e Orti Pertiche 1.
Domino Fabio Castione per uno canonicato nella giesa de Santo Laurentio (Lorenzo) de Castione Sito (Sedime) et orto pertiche 7.
Non risultano agli atti torri, castelli, conventi o monasteri, questo perché la descrizione dei beni è talmente asettica e povera che altro non possiamo dedurre.
Negli aggiornamenti successivi dell’Estimo, che ritengo essere molto parziali e incompleti,  si registrano altri nomi e altri proprietari e si hanno così notizia di nuovi possidenti, non sappiamo molto di loro, solo nomi e non luoghi ne di provenienza ne di residenza, ma tant’è questo abbiamo e questo presentiamo.
Nell’aggiornamento del 1619 troviamo: Giovanni e Francesco fratelli detti de Machi detti de Marelli che entrano in possesso di Brughera boscata;
Baldassar de Saporiti che acquista 12 pertiche di Avitato;

Il Comune e gli Huomini di Peveranza comprano 10 pertiche.  Abbiamo una nota politica, ovvero il Comune di Peveranza come entità che amministra il territorio e una nota pratica, il possesso del Comune di Pertiche di terra per uso degli abitanti.
Nell’aggiornamento del 1700 troviamo Angelo Maria Crosti, Nicolò Crosti, Battistino de Crosti che acquisisce Campo sutto e Auitato con il Sito.
Gasparo Saporiti; Gio: Angelo Saporiti, Giouani et Geronimo Saporiti, Ludovico Saporiti, Giouanni Saporiti sono possidenti di terre.
Veramente gli estensori di questi documenti quando vogliono complicare la vita ai posteri ci riescono, sembra incredibile, ma “quello” che scrive l’elenco dei beni in Peveranza è veramente pigro e svogliato, scrive male ed in modo scorretto linguisticamente e sintatticamente nonché in modo incomprensibile, tant’è che si sono sudate sette camicie per capire qualcosa di questo periodo, dunque:
Marc’evangelista e Carlo Antonio fratelli Castiglioni, figli della Signora Angela Castiglioni coherede a Prete Canonico Bernardo Castiglione dillo quale è successo la signora Angela Castigliona di terre per almeno 330 pertiche e sito di casa et Horto pertiche 2.
Si registra la presa di possesso del signor figliolo di Guido Antonio[6] il Ludovico Mazenta[7] di molte pezze di terra come Nascita? della Signora Bianca Lucia Castigliona[8] sua Madre che alla presente data erno defunti.
Geronimo et nepuote di Crosti entra in possesso di sedime di casa pertiche 0,12, e terreni per pertiche 26.
Celso Gallo acquista dalla signora Angela Castigliona 5.22 pertiche di terra avitata.
Non compare in questa scarna descrizione di beni nessun riferimento a torri, conventi, monasteri o altri luoghi lasciandoci quindi sempre nel sempiterno dubbio sull’origine di alcuni toponimi locali.

Sempre dal censimento del 1550: in questo elenco di nomi ho lasciato per ultimo ma non ultimi, i possidenti noti ma residenti in altra terra  vicinali, come i Martignoni e tra questi sappiamo esservi un Notaio in Bolladello, i Pusterla, I Conti di Venegono e i Nobili Castiglioni.

Le terre peveranzesi erano in più mani nell’elenco della seconda metà del 1500 così risultavano proprietari:
Heredi del quo ms. X°foro Martignono M Cassano; Domino Jacomo Crespo m Cassano; Domino Sebastiano Martignono Notaro in Boladello; Silvestro Martignono m Boladello; Domino Jiacomo Antonio Martignono m Boladello; Jiacomo Fhilippo e fratelli Martignono; Hieronimo e Camillo di Martignono m Boladello; Domino Gioanne Froscone m Varesio; Domino Francesco Froscone m Varesio; Parino de Beno m Caira; Steffano detto il Gospmo m Caira; Giouanni di Masolo m Caira; Batta Bestramolo m Caira; Togno di Faletti m ut sopra. Bartholomeo Arrigotto m Caira; Domino Pre Ambrosio de ba ….. m Caira; Domino Gio. Paulo da Fesate m…. Heredi del Sr Hercule Pusteria m Trada; S. Guglielmo Pusterla m Trada; Heredi de Gio: Angelino Taschino m Lona Cepino; M.a Antonia di Crespi m Roua; Domino Gio: Steffano di Conti di Roua; Domino Pre Andrea di Conti di Roua; Domino Jacomo di Conti m Venegono de sotto; Domino Hercule Besozzo m Comabio; Domino Petru Carnago m Carnago; Domino Gio: Batta Carnago m Carnago; Porino de Filippo m Roua; Bilia de longhi m Masperio; Badino di Gatti m Caira; Ambrosio di Crosti m ut sopra; Francesco .. Carono m Roua; Francesco Scalabrino m Caira; Baldassar di Deffendino m Cassano; Domino Francesco Gnoco m Gallara; Antonio di Defendino; Domino Leone Cardano m Cardano;
Domino Agosto Castione m Milano; Jiacomo Antonio Bostraffio m gallara; S. Pe… Georgio Castione m Castione; S. Hieronimo Castione de S Clemente; Domino Francesco Castione m Milano; Monastero de Santa Maria de Caira; Domino Fabio Castione per uno …. nella giesa de S.to Gaudenzio in Castione; Domino Pre Antonio Pre Filippo de Castione cappellani nella giesa de Corpus Xsti in Castione; Domino Pre Francesco Oldrino rettor de S.to Martino in Caira; Domino Pre Andrea Castione m …. Capellano di Santa Maria degli Angeli nel domo di Milano; Domino Pre Ambrosio Martignono m Boladello Rettor de S. Ambrogio; Domino Pre Antonio da Castione Rettor di S. Nazaro; Reverendi frati del Convento Francescano di Varesio; Domino Pre Batta di Machi Rettor de Santo Bartholomeo di Roua; Domino Gio: Antonio Mantegazzo .. Cassano Canonico m Santa Maria di Gallara; Monastero di Santa Margarita in Gallara;




[1] M. Pippione, op. cit. p. 17.
[2] L. Carnelli, G. Cisotto, A. Deiana, op. cit. p. 101.
[3] L. Carnelli, G. Cisotto, A. Deiana, op. cit. p. 101.
[4] M. Pippione,  op. cit. p. 21.

[5] ASCMi, Fondo Località Foresi, Busta 18 e 19.
[6] Guido Antonio Mazenta ? – 1677, figlio di Ludovico mazenta e padre di Ludovico Mazenta.
[7] Ludovico Magenta 1651 – 1725.
[8] Bianca Lucia Castigliona 1595 -1655 sposa Filippo Malombra nel 1614, poi sposa Ludovico Mazenta nel 1620 e in trze nozze sposa Gaspare Torriani.

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